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Fratture vertebrali: impariamo a riconoscerle

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Fratture vertebrali: impariamo a riconoscerle

Scritto da: Alessandro Arpante



 
Lo sai che ogni anno nella sola Italia si verificano circa 100000 fratture vertebrali e che di queste il 75% non viene diagnosticato?

 
Si è proprio così, nonostante le fratture vertebrali da osteoporosi o osteopenia (quindi non di origine traumatica) siano le più frequenti complicanze di queste patologie, solo il 25-30% arriva alla diagnosi e ancora meno al trattamento. Il dolore (a volte assente)  spesso diventa cronico, la statura si riduce e ci si incurva, con conseguenti problemi respiratori e gastrointestinali, ridotta mobilità e peggioramento della qualità di vita fino alla depressione; inoltre aumenta da 5 a 10 volte entro uno-due anni dal primo evento la probabilità di nuove fratture.
 

Si stima che una donna bianca sui 50 anni ha un rischio del 16% di avere fratture vertebrali nell' arco della sua vita (l’uomo il 5%), a 65 anni la probabilità sale al 25%. Inoltre le fratture vertebrali negli over 70 si legano anche ad un aumento della mortalità con un tasso di sopravvivenza a dieci anni del 20% rispetto a coetanei che non le hanno mai avute.

 
Meno comuni, ma più insidiose, sono le fratture da trauma (incidente d’auto, cadute da scale, caduta da cavallo, da impatto ecc), che possono avere conseguenze molto gravi se, oltre all’osso, viene danneggiato anche il midollo spinale.

Fig.1 La frattura vertebrale accorsa a Neymar nel mondiale del 2014
 
La rilevanza clinica e sociale di queste fratture è nota e a tutt’oggi ci sono sempre più efficaci terapie, sia farmacologiche e chirurgiche, oltre a queste bisogna prendere in cura tutti i problemi, dal dolore, alla riabilitazione e motivare il paziente per garantire la coerenza terapeutica.


Cosa sono le fratture vertebrali?

Fig.2 Esempi di fratture vertebrali

Per frattura si intende la rottura o l’interruzione di continuità di un osso, solitamente riconducibile ad un evento traumatico.
 
Le fratture vertebrali riguardano la schiena e a seconda del tratto di colonna in cui si manifestano, si suddividono in fratture toraciche o lombari.
 
Le fratture vertebrali toraciche e lombari, si possono prevalentemente suddividere secondo la classificazione di Denis che suddivide la vertebra in tre colonne: anteriore (corpo vertebrale), media (peduncoli) e posteriore (lamine, processi articolari e spinose)
 
Si distinguono fratture minori, che interessano i processi trasversi e spinosi, e fratture maggiori.

Le fratture maggiori traumatiche, toraciche e lombari,  vengono distinte in:

  • fratture da lussazione: in cui si verifica uno scivolamento di una vertebra rispetto all’altra, con frequente coinvolgimento delle strutture nervose ospitate all’interno del canale spinale e, di conseguenza, presenza di deficit neurologici. Queste fratture sono instabili e vanno sempre trattate chirurgicamente.

  • fratture da compressione: sono fratture che si manifestano sulla base di forze compressive che tendono a provocare piccole incrinature all’interno dei corpi vertebrali, con conseguente avvallamento e perdita di altezza degli stessi. Se la perdita di altezza provocata dalla deformazione supera il 50%, è meglio procedere al trattamento chirurgico. Se la perdita di altezza è al di sotto del 50% possono essere trattate conservativamente con busto ortopedico.

  • fratture a scoppio: consistono nella frattura a più frammenti di tutto il corpo vertebrale.  Sono potenzialmente instabili e vanno trattate chirurgicamente.


Quali sono le cause e i sintomi delle fratture vertebrali?


 Fig.3 Persone affette da osteoporosi sono più soggette a improvvise fratture vertebrali
 

Le fratture vertebrali possono avere origine traumatiche oppure patologiche.

  • Per quanto riguarda le fratture di origine patologica, le vertebre si fratturano o collassano a causa della riduzione di tessuto osseo. L'osteoporosi primaria e la menopausa sono solo alcune delle condizioni responsabili della riduzione del tessuto osseo.  La perdita di massa ossea infatti, è determinata anche da patologie concomitanti, quali ipertiroidismo, tumori benigni e maligni, e trattamenti di chemioterapia e radioterapia. Le fratture patologiche sono più subdole, il dolore può essere transitorio o scambiato con un comune mal di schiena, per questo spesso non vengono diagnosticate correttamente.  Un dolore, più o meno acuto, nella parte dorsale o lombare della schiena, correlato a uno sforzo o a una caduta di piccola entità, non va sottovalutato, a maggior ragione se non migliora con antidolorifici e tende a scomparire a riposo e a ripresentarsi quando si sta in piedi.

  • Le fratture vertebrali di origine traumatica possono verificarsi in seguito a incidenti automobilistici, lavorativi, cadute, salti, o come avvenne nel Mondiale di Calcio del 2014 al giocatore del Brasile Neymar, per scontri di gioco. La pericolosità di questo tipo di frattura è alta e il dolore è di solito fortissimo e, a causa di questo, la persona coinvolta deve essere immobilizzata, immediatamente ricoverata e sottoposta ad approfondimenti che permettano di diagnosticare la frattura e mettere in atto le terapie più adatte.


 
Fig.4 Esempio di busto per frattura vertebrale lombare

Quando è utile fare una diagnosi
Si è detto che le fratture vertebrali osteoporotiche sono spesso asintomatiche o causano solo una perdita di altezza o una cifosi nelle persone. In altre, il dolore si può sviluppare immediatamente o successivamente.  A volte il dolore si può irradiare fino all'addome o si possono avere debolezza, alterazioni dei riflessi o degli sfinteri.  Quando la frattura non è diagnosticata correttamente o tempestivamente l’approccio più comunemente attuato è quello conservativo con analgesici, busto, fisioterapia e riposo a letto, spesso peggiorando dolore, mobilità e qualità di vita.
 
Le fratture vertebrali da compressione senza osteoporosi causano un dolore acuto, una fragilità dell'osso presso il sito di frattura, e di solito uno spasmo muscolare.
 
Solo una visita  da un professionista e determinate indagini possono prevenire l’insorgenza di una frattura vertebrale, e la radiografia risulta essere la diagnostica migliore.

I risultati sono di solito

  • La perdita di altezza vertebrale (in particolare > 6 cm)
  • La diminuzione della radiodensità
  • La perdita della struttura trabecolare
  • L'incuneamento anteriore
 
Queste fratture sono improbabili, se i pazienti non hanno fattori di rischio per l'osteoporosi.

Le fratture solitarie a livello di T4 o superiori suggeriscono un tumore piuttosto che un'osteoporosi.

Se si è verificato un trauma importante, la TC viene eseguita per valutare l'intera colonna vertebrale e la RM è fatta se sono presenti deficit o sintomi neurologici.

Come si trattano
 
Sollievo dal dolore, recupero dell’ articolarità e della forza e quindi ripristino della normale funzionalità sono le basi per cui iniziare un ciclo di fisioterapia post evento traumatico.
 
Perciò si suddivide il recupero in almeno 5 fasi:

1° fase: riduzione del dolore e dell’infiammazione

Ove prescritto sarà bene assumere antidolorifici, come il paracetamolo o in casi gravi analgesici oppiacei e quindi procedere in un primo intervento fisioterapico che attraverso l’utilizzo di macchinari quali ad esempio Tecar, Laser e Tens si tende a ridurre la sintomatologia dolorosa, infiammatoria e il gonfiore

2° fase: recupero dell’articolarità e della flessibilità

Attraverso questa fase si punta a raggiungere un completo range articolare e di ripristinare i movimenti essenziali per la vita quotidiana

3° fase: recupero della forza e della resistenza muscolare

Per cui si ripristinano le condizioni ideali affinché i muscoli riescano a reggere in modo più adeguato la struttura ossea e corporea onde evitare di nuovo ricadute  

 
4° fase: recupero della coordinazione
 
L’obiettivo di questa fase è rendere più automatici ed economici i gesti per aiutare i pazienti a non compromettere ulteriormente la situazione

 
5° fase: recupero della gestualità
 
Si aiuterà in questa fase il recupero delle normali gestualità della vita attiva e per l’atleta, il recupero del gesto tecnico sport specifico.

Le soluzioni più efficaci in caso di frattura vertebrale sono:
  • Fisioterapia o idrokinesiterapia ( in acqua il      recupero è più dolce)
  • A volte una procedura, come la vertebroplastica o      un intervento chirurgico

La maggior parte delle fratture da compressione guarisce spontaneamente, anche se lentamente. Se le fratture interessano la parte inferiore della colonna vertebrale, talvolta si consiglia di portare un corsetto. In ogni caso si consiglia sempre di sedersi e camminare per brevi periodi per riprendere le normali attività non appena possibile. In questo modo si previene la perdita di tono muscolare e un’ulteriore perdita di densità ossea.



A volte si è costretti a ricorrere a due procedure minimamente invasive:

 
1)    la vertebroplastica: dopo l’iniezione di un anestetico locale in prossimità della vertebra fratturata, il medico inietta un cemento osseo acrilico all’interno della vertebra collassata. Il paziente può tornare a casa il giorno stesso.
2)    cifoplastica: è una procedura simile alla precedente, durante la quale si inserisce nella vertebra un palloncino, che viene gonfiato per ripristinare la normale forma della vertebra. Quindi si inietta cemento osseo.
 
Se una frattura esercita una pressione sul midollo spinale, per ridurla viene eseguito un intervento chirurgico, se possibile entro poche ore. Per evitare danni permanenti al midollo spinale è necessario un trattamento tempestivo.


 Fig.5 La ripresa di una normale attività e tenersi attivi è consigliato per prevenire altre fratture

 Conclusioni
Prevenire è sempre meglio che curarsi, e una giusta prevenzione parte in primis da se stessi. E’ importante soprattutto con l’avanzare dell’età capire il concetto che mangiar sano, tenersi sotto controllo con periodici esami e controlli e soprattutto fare ginnastica e movimento sono necessari per garantirsi un’aspettativa di vita maggiore.



Mantenersi in forma è possibile e questo vale per tutti. Che si vada a camminare o in bici o in palestra il consiglio è quello di muoversi per almeno 30 minuti al giorno. Inoltre una pratica costante ha anche benefici psicologici, favorendo il rilassamento; effetti sulla muscolatura, contribuendo a rendere i muscoli più tonici e forti e a mantenere il loro trofismo; effetti sul sistema cardiocircolatorio, aumentando l’ossigenazione periferica e la gittata cardiaca, ed ancora effetti sulle ossa, favorendone la rigenerazione, la densità ossea e la solidità.
 
Ossa, muscoli e articolazioni hanno bisogno di una sollecitazione continua per mantenere la  loro efficienza. Fare del movimento, e nella maniera più appropriata, è una necessità, in quanto le abitudini quotidiane non bastano a sollecitare in modo soddisfacente tutte le possibilità motorie.









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Pubblicato da: Alessandro Arpante in Fisioterpia • 17 Gennaio 2019

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