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ERNIA AL DISCO

Kinetic Sport Center - sedi: Castelliri Ceccano

Ernia del disco Cause, fattori di rischio e trattamento

Scritto da: Alessandro Arpante e Fulvio Gerli
 

Che cos’è

 
Il pilastro del nostro corpo è la colonna vertebrale che attraverso le sue quattro curve ci sorregge, ci protegge dagli urti e ci permette di compiere un’infinità di movimenti, resi possibili dalla sovrapposizione di strutture ossee e fibrocartilaginee strettamente connesse tra loro: le vertebre e i dischi intervertebrali. Normalmente la nostra colonna è composta da 7 vertebre cervicali, 12 toraciche, 5 lombari più l’osso sacro e il coccige.
 
 
Fig.1 La colonna
 
 
Ogni vertebra è connessa con la successiva tramite il disco intervertebrale, un vero e proprio cuscinetto fibrocartilagineo dalla forma lenticolare che ha la funzione di attenuare le pressioni sviluppate durante i movimenti. La struttura del disco è composta esternamente da un’impalcatura fibrotica (l’anulus) che ha lo scopo di contenere e trattenere il nucleo polposo di consistenza gelatinosa.
 
Si parla di ernia discale quando il materiale discale (il nucleo polposo) non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione, altrimenti si parla di protrusione discale. Il materiale liquido, insinuandosi tra le fibre danneggiate, viene a contatto con le strutture nervose del canale spinale determinando a volte delle infiammazioni con conseguenti algie.

 
Le varie sottocategorie sono:
 
  • Ernia contenuta: una piccola parte della sostanza del nucleo polposo migra verso l’esterno senza però rompere l’anello fibroso esterno e protendendo verso il legamento longitudinale della colonna
  • Ernia espulsa translegamentosa: in questo caso il nucleo rompe le fibre dell’anulus e anche il legamento longitudinale della colonna spingendosi verso il canale vertebrale
  • Ernia bloccata sottolegamentosa: è sempre un’ernia espulsa ma resta bloccata senza rompere il legamento longitudinale della colonna
  • Ernia migrata: anche in questo caso il nucleo non rompe il legamento longitudinale ma si può infilare in esso spostandosi verso l’alto o verso il basso

       
 
Fig.2 Tipi di ernie (vista trasversale)

 
 
 
Fig.3 Tipi di ernie (vista sagittale)
 

Cause e fattori di rischio

 
L’ernia del disco è provocata dallo schiacciamento vertebrale e la causa più frequente è la compressione discale da carico eccessivo, determinato ad esempio dal carico di forza esercitato per lunghi periodi di tempo (come stare spesso seduti).
 
Ma anche sforzi fisici improvvisi del busto possono esserne causa. Inoltre può esserci anche una familiarità come ad esempio una disidratazione precoce dei dischi intervertebrali.
 
Ma è lo stile di vita il fattore favorente l’usura del disco: fumare, usare eccessivamente l’auto, il sovrappeso, posture scorrette durante la giornata, movimenti bruschi al lavoro, sollevare carichi troppo pesanti in maniera sbagliata, traumi ed incidenti…
 
L’invecchiamento e il deterioramento della colonna vertebrale possono aumentare le probabilità che si sviluppi un’ernia discale, che può essere causata anche da un’eccessiva attività fisica o da una lesione della colonna.
 
Le zone rachidee più colpite dall’ernia sono la zona cervicale e la zona lombare (tra l’altro le zone più mobili della colonna vertebrale)
 
 
 
Fig. 4 Esempi di movimenti errati e corretti
 

Sintomi

 
E’bene ricordare che il dolore non sempre è associato a una forma di ernia o protrusione, ma è un campanello d’allarme che il nostro corpo ci invia per far capire come lo maltrattiamo. Quindi è sempre meglio curarsi quando si sta bene invece di quando si sta male. Per questo è sempre consigliato fare movimento, ancor meglio se seguito da personale esperto.
 
Nelle forme più gravi, l’ernia si presenta con dolore diffuso nella zona colpita con irradiazione agli arti superiori se cervicale ed inferiori se lombare, impedendo spesso la deambulazione.
 
Le più frequenti sindromi dolorose legate all’ernia discale sono la lombosciatalgia, la lombocruralgia e la cervicalgia.
 
  • La lombosciatalgia è la sindrome dolorosa con irradiamento della regione lombosacrale fino all’arto inferiore nella regione del nervo sciatico (sciatica)
  • Nella lombocruralgia il dolore si irradia dal rachide lombare interessando il nervo crurale (L4-L5), passando per la zona inguinale e poplitea
  • Spesso un’ernia cervicale è causa di cervicalgia che venendo a contatto con le strutture nervose causano parestesie localizzate, brachialgie e debolezza delle braccia e delle mani.  

 
 
Fig.5 Dermatomero ovvero la regione cutanea innervata da una singola radice spinale
 

Diagnosi

 
La valutazione di un medico specialista è la base di partenza affinché sia impostata una diagnosi ed una terapia. Se lo specialista sospetta la presenza di un’ernia le prime indagini generalmente richieste sono le radiografie di una zona del rachide o intera della colonna per valutare spazi intersomatici, degenerazioni osse e dismetrie.
 
Ma per una diagnosi certa di ernia sono necessarie la TAC o la RNM (risonanza magnetica) e l’elettromiografia
 
  • La TAC, abbreviazione di tomografia assiale computerizzata è una tecnica di indagine radiodiagnostica con la quale è possibile riprodurre immagini in sezione e tridimensionali dell’anatomia del corpo. Può evidenziare l’ernia, le strutture nervose e la componente ossea
  • L’RNM è un’indagine sulla materia capace di evidenziare legamenti e componenti degenerative ossee con miglior definizione rispetto alla TAC
  • L’elettromiografia è un’indagine che studia la fisiologia del nervo e pertanto capace di discriminare la sofferenza di questo su base compressiva (ernia) o neuropatica (ad es. neuropatia diabetica)
   

 
 
Fig.6 Una RNM di ultima generazione a cielo aperto
 

Trattamento conservativo

 
Il ricorso alla chirurgia è in genere necessario in circa un paziente su dieci affetto da ernia.
 
L’intervento è reso necessario quando:
 
  • ci sono evidenze certe di una grave compressione del nervo
  • i sintomi non migliorano dopo un approccio conservativo di circa 3/6 mesi
  • ci sono difficoltà nella deambulazione
  • sono presenti sintomi molto gravi, come debolezza muscolare progressiva o alterazioni delle funzioni fisiologiche
       
Gli interventi chirurgici consistono generalmente in:
 
  • discectomia aperta, è un classico intervento a cielo aperto e nella rimozione del nucleo polposo fuoriuscito
  • sostituzione del disco intervertebrale con uno artificiale
  • discectomia laser attraverso un endoscopio che rimuove parte del disco attraverso un laser
     
Tutti gli interventi al giorno d’oggi mirano a:
 
  • una minor degenza ospedaliera
  • un recupero più rapido
  • un’invasività ridotta al minimo
  • un’anestesia loco-regionale
       
Possibili controindicazioni seppur rare legate ad un intervento sono: infezioni, lesioni nervose e paralisi, emorragie e disturbi della sensibilità distrettuale.
 
Secondo recenti studi l’80% di pazienti operati evidenzia un risultato positivo a breve termine tanto che in seguito circa il 70% lamenta un riacutizzarsi dei dolori e il loro stato di salute è significativamente peggiore di quelli non operati.
 
Proprio per questo da un decennio a questa parte si tenta un trattamento conservativo a lungo termine.
 

Trattamento conservativo

 
Nella maggioranza dei casi i sintomi connessi all’ernia miglioreranno lentamente attraverso il ricorso a:
 
  • riposo
  • farmaci
  • fisioterapia
  • ginnastica posturale e dolce
  • esercizio fisico
         
Il riposo perché è impensabile continuare a svolgere perlomeno con la stessa intensità le attività antecedenti la comparsa del dolore e perché è necessario che la zona si sfiammi. Per far ciò è utile anche assumere farmaci antidolorifici in fase acuta e doveroso iniziare un ciclo fisioterapico per ridurre l’infiammazione, recuperare l’articolarità, la flessibilità, la forza e la coordinazione anche nei gesti quotidiani.
 
Quindi procedere con un trattamento conservativo attraverso la ginnastica posturale e/o dolce che mirerà ad allungare i muscoli contratti e responsabili di retrazioni fino a portare il paziente a svolgere una normale attività fisica che si spera mantenga per tutta la vita onde evitare ricadute.
 
 
 
 
Fig.7 Ginnastica posturale singola con Pancafit® che tende a distendere i muscoli in maniera dolce e sopportabile
 
 
 
Fig.8 Ginnastica posturale singola metodo Mezieres
 
 
 
Fig.9 Ginnastica dolce antalgica di gruppo come metodo conservativo



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Pubblicato da: Alessandro Arpante Fulvio Gerli in Fisioterpia • 28 Dicembre 2018

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